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La pagina di Carlo Del Nero ORGOGLIOSAMENTE LAICISTA

Lettere – email (etc.)

Dal “ferragosto in carcere” (agosto 2009)

C’è chi pensa che chi ha sbagliato deve pagare e più paga meglio è.
C’è chi pensa che bisogna prima occuparci di chi sta fuori, degli innocenti.
C’è chi pensa che in galera ci stanno dei “mostri”.
C’è chi pensa che il carcere sia un albergo a 5 stelle.
C’è soprattutto chi crede di pensare tutte queste stronzate. In realtà nessuno che pensi davvero, che si soffermi per poco più di un minuto a far mente locale a questi problemi, con la mente sgombra dalle “istigazioni” della brutta informazione che ci occupa i cervelli, può affermare simili sciocchezze. Eppure in molti lo fanno.

In carcere troviamo di tutto, dal ragazzo rinchiuso per pochi spinelli, a quello che ha rubato per mangiare a quello che direttamente si è mangiato la moglie. Tutto. Per qualunque reato vero o presunto possiate immaginare, in carcere, in un qualche carcere di questo assurdo Paese, ci trovate un colpevole, vero o presunto anch’esso.

Chi ha sbagliato deve pagare”, presuppone che noi, noi che dunque non avremmo sbagliato mai, ci sentiamo “giudici”, ben oltre il “mestiere” del giudice. Giudici implacabili ed infallibili, capaci di comprendere l’uomo nel suo intimo, nella sua essenza. Capaci di emanare una sentenza di condanna al disprezzo.
Ci racconta un ragazzo di essere passato dall’orfanotrofio al carcere minorile al carcere per adulti senza soluzione di continuità. E se vittime ne ha fatte senz’altro molte, lui cos’altro è?

Bisogna occuparci degli innocenti certo. Ma quanti innocenti stanno chiusi fra queste mura? Senz’altro molti presunti innocenti, perché i detenuti in attesa di giudizio o di sentenza definitiva sono una montagna. Ma gli innocenti bollati con sentenza definitiva come colpevoli sono quelli che più fanno ribollire il sangue e in Italia probabilmente sono molti di più di quello che può far credere il singolo caso che gode degli onori della cronaca. Quanti Tortora ignoti si aggirano per le carceri italiane? Né del resto può esistere un sistema perfetto ed infallibile. E quanti colpevoli stanno fuori da queste mura protetti da avvocati illustri, da leggi perverse o semplicemente dall’incapacità del sistema?

In galera non ci sono dei mostri. Li ho incontrati ormai diverse volte, ho parlato con loro, sono persone che fanno paura da tanto che sono uguali a noi, a volte perfino migliori di noi. Piace credere che siano strani, diversi, magari alieni, perché questo ci rafforza nell’assurda convinzione che “a noi non potrebbe mai capitare”. Poi incontrandoli ci si rispecchia, ci si riconosce ed allora vacillano le certezze granitiche. Ma non siamo ipocriti! c’è anche quello grosso, pelato, pieno di tatuaggi, che sembra messo lì dall’APT ..SC (Azienda per il Turismo nel Sistema Carcerario), e certo che c’è e ci sentiamo subito un po’ rassicurati, ma quello è uno dei tanti, come tanti ne troviamo per strada. E c’è invece quel ragazzo pacioccone, dal sorriso rassicurante e quasi tenero, che ti guarda e ti dice di essere un ergastolano. Allora ti domandi cosa avrà mai fatto con quel faccione così, ma non puoi chiederlo, non puoi fare troppe domande, devi lasciare che siano loro a dirti quello che vogliono e non oltre. Ma la domanda ti resta in testa.

Ma il carcere non è davvero a cinque stelle. Nel carcere di Massa sono il doppio del dovuto (239 presenti per una capienza di 115), hanno celle dove noi faremmo la stanzetta per un figlio e già alla nascita del secondo cercheremmo una nuova casa più spaziosa. Loro ci stanno in 4 o 5. Eppure a Massa si sta relativamente bene, ce lo confermano. C’è chi ha fatto richiesta specifica di esser trasferito qua, perché in certi ambienti le notizie circolano facilmente e tutti sanno dove è bene o non è bene andare. Si sta relativamente bene, e in quel “relativamente” c’è un mondo.
Avere vent’anni in carcere, con una condanna di altrettanti e con le pulsioni dei vent’anni, pensate che sia robetta? Se poi circola uno spinello si fa uno scandalo, io farei circolare ben altro, lo farei come servizio sociale e lo farei per non rischiare di mandare per strada fra dieci o venti anni davvero un mostro, ma creato dal sistema.
Oppure avere 55 anni, aver scontato una lunghissima, interminabile pena e trovarsi improvvisamente sbattuto fuori, senza casa, senza lavoro, senza più affetti se non quelli rimasti “dentro”. Crediamo davvero di garantire la sicurezza sbattendo questi uomini per strada? Si dice con disprezzo “avanzi di galera”, ma sbattuti così sembrano proprio avanzi, sembra proprio che non sia il “fine pena” la vera motivazione che li spinge fuori, ‘ché infatti la loro pena è destinata a continuare, ma un sistema che finisce per rigettarli.

Non basta, caro amico, ripetere tre, quattro o cinque volte “umanità dolente” per sentire di aver fatto il proprio dovere.

Ma in questa visita qualcosa di buono c’è stato. Perché questi uomini fra sofferenza, angoscia, solitudine, tristezza, rabbia, molta rabbia, hanno la disperata voglia di dire “esisto anch’io”, “esistiamo anche noi”. E allora quella presenza è stata almeno questo. Forse una promessa, forse solo un’illusione, ma gli abbiamo detto “esistete anche voi”.
Cosa si saranno detti tornando nelle loro celle non lo so, non riesco ad immaginarlo. Noi varcata quella porta non ci siamo detti più nulla. Sei scappato, giustamente, perché gli impegni sono molti ed io ho impiegato tre giorni per scrivere queste stupide righe. In tre giorni ci ho pensato molto e non ho trovato nulla di intelligente da dire. Mi è venuta una piccola idea, piccolissima,  ma è troppo presto per parlarne e quindi è meglio tacere, anche perché forse è una follia. Per il resto nulla di nulla. Sarà che sono vecchio, sarà che di meglio non sapevo fare neppure da giovane, ma loro sono lì nella loro cella, io sono qua nella mia così diversa e comoda. Fuori ci sono loro: politici, magistrati, preti, veline, vacanzieri, intellettuali, prostitute, radicali perfino… <!– –>

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COMUNICATO del 11 luglio 2009

La sfida della speranza

Archiviate le elezioni europee, liquidato l’ultimo referendum, i partiti tornano ai loro giochetti e sono già tutti concentrati sulla prossima scadenza: le elezioni regionali del prossimo anno.

Noi radicali abbiamo utilizzato la campagna elettorale per avvisare i cittadini del pericolo che incombe, ma soprattutto per documentare come questo pericolo non nasca dagli eventi dell’ultimo decennio, ma sia insito nella politica italiana di tutto il periodo post bellico erede in pieno del precedente.

Abbiamo dimostrato l’illegalità, la non democrazia, in sostanza il regime partitocratrico che ha corroso il nostro Paese fino a farlo precipitare in questa crisi di cui Berlusconi è solo un triste prodotto.

Abbiamo avvertito dei rischi che il precipitare degli eventi porta con sé. Abbiamo proposta una lettura della storia (con la pubblicazione de”La Peste Italiana”, un documento sintetico, ma preciso della strage di legalità compiuta nel nostro Paese), una triste previsione del futuro (simboleggiata dalla nostra stella gialla che non riguardava certo i radicali, ma tutti gli italiani; perché il pericolo riguarda proprio tutti) ed anche una possibile via d’uscita.

Oggi la via d’uscita è rappresentata dalla lotta coerente, testarda e rigorosa della “galassia” radicale e di chi vorrà a questa dare corpo e vita, sostegno economico e/o militante.

Per questo lancio un appello a tutti i cittadini perché decidano di “sporcarsi le mani”, come si è costretti a fare ogni volta che si decide di fare pulizia, prima che l’ambiente diventi definitivamente impraticabile.

Dopo le ultime iniziative, e nonostante gli innumerevoli successi, la galassia radicale si trova a fare i conti con una situazione finanziaria ormai insostenibile. Siamo abituati a queste difficoltà, ma sappiamo far tesoro delle poche risorse, altrimenti non potremmo essere oggi il più antico partito italiano e non avremmo potuto esser in tutti questi anni il più innovativo partito italiano. In questo momento però la situazione è davvero drammatica e le molte battaglie nazionali e transnazionali in corso, rischiano di naufragare per la mancanza dello stretto indispensabile, vanificando il lavoro svolto per anni al Parlamento Italiano come all’ONU.

Più ancora del problema finanziario vi è il problema della militanza; la difficoltà nel radunare le forze, che pure esistono, di vera opposizione al regime partitocratrico.

Questo potrebbe essere davvero l’ultimo appello. La crisi economica, la crisi democratica e le crisi ambientali e demografica, potrebbero non fornirci più altre occasioni.

La nostra città conosce poi una situazione particolarmente schizofrenica dove vecchio e nuovo si affrontano e convivono in un equilibrio assolutamente instabile e non privo di pericoli.

C’è davvero bisogno di tutti, c’è bisogno di una presenza radicale che possa andare oltre la testimonianza ed incidere più di quanto abbia potuto fare in passato.

Per questo mi rivolgo a tutti i cittadini perché diano il loro contributo economico o militante, per far vincere il possibile contro il probabile, per riaccendere la speranza, senza la quale il nostro Paese è di già condannato al declino.

Chiunque vuole accettare la sfida della speranza, mi contatti, insieme possiamo fare molto. Un piccolo gruppo di volenterosi armati di nonviolenza e ragionevolezza, può fare tutto ciò che non riescono a fare le schiere di “tessere” portate all’ammasso nei grandi e piccoli partiti che vivono, accettano e alimentano, l’illegalità che ci sta distruggendo.

Ti chiediamo di Iscriverti, Contribuire, Attivarti PER e IN un partito dove l’ultimo tesserato può partecipare al congresso e contare quanto il più vecchio militante nel decidere le lotte da intraprendere e gli obiettivi  per l’anno a venire. Ti chiediamo innanzitutto di contattarci, per costruire con noi il nucleo del movimento “resistente” di cui la città, il Paese hanno bisogno.

Carlo Del Nero
347 5428195

carlo.delnero@tele2.it

http://carlodelnero.wordpress.com/

La Galassia Radicale:

  • Radicali Italiani
  • Partito Radicale Nonviolento Transpartito Transnazionale
  • Associazione Luca Coscioni
  • Non c’è Pace sena Giustizia
  • Nessuno Tocchi Caino

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altro…

Lettera all’Assessore Alessandro Volpi
inviata in data 15 aprile 2009, a seguito degli attacchi scomposti da parte del PD.

Caro Alessandro,

anche questo è “partitocrazia”. Forse oggi potrai capire meglio le nostre lotte, i nostri “eccessi”, l’irruenza ed il pragmatismo col quale noi radicali tentiamo da decenni di combattere questo regime. Si tratta di un potere perverso, illiberale, anticostituzionale, clericale, antidemocratico, liberticida, criminogeno e criminale; si tratta di una misera classe dirigente abbagliata dal potere e tremante per la paura di perderlo, perché oltre il potere non ha nulla. Che siano un senatore, un cardinale, un assessore, un segretario di partito, un vescovo, un imprenditore od un cittadino servo e servile, fa poca differenza, tutti navigano verso la distruzione di questo Paese nell’illusione di salvare il salvabile di ciò che hanno rubato e credono gli appartenga.

Gli attacchi che hai subito sono per certi versi ridicoli, ma sono il segno di ciò che a loro più importa. Hanno intravisto in te chi può guidare un rinnovamento. Per qualche giorno hanno pensato forse di poterti invitare alla loro mensa, poi hanno capito che gli avresti rovesciato la tavola ed hanno quindi deciso di farti la guerra. Una guerra senza quartiere, non farti illusioni, non sperare che la cosa finisca a tarallucci e vino, non accadrà se non lo vorrai e spero con tutto il cuore che continuerai a non volerlo, come sono certo che non lo vuoi oggi.

Fino a che punto siano affondati nel fango lo sappiamo, oggi lo sappiamo tutti e due. Ti ricordi in campagna elettorale? Volevo costringerti a fare uno spot sulla Legalità in primo luogo delle Istituzioni, ma tu eri titubante, non credevi che tale fosse il livello, che il fango fosse arrivato come nelle alluvioni che spesso l’Italia ha conosciuto, a ricoprire uomini e cose.

Solo dopo poche settimane hai dovuto darmi ragione.

Oggi loro hanno paura di te, come, a livello nazionale, hanno paura di noi radicali, paura al punto da volerci censurare, silenziare, rimuovere, denigrare ad ogni occasione.

Siamo l’ultimo piccolo ostacolo al trionfo del regime partitocratrico autodefinitosi antifascista, che ha iniziato da subito a minare quella costituzione (in verità molto imperfetta) che aveva prodotto. Quello di oggi non è il regime berlusconiano, Berlusconi è solo l’ultimo atto, l’ennesimo capo di una schiera di briganti che del brigantaggio ha fatto religione ed una schiera di religiosi che della religione ha fatto brigantaggio. Il momento gli è favorevole e sa sfruttarlo, ma non ha inventato lui questo meccanismo, anzi gli inventori sono ancora più rabbiosi nel vedersi scippare questo gioiello di antidemocrazia che avevano così faticosamente costruito in questi decenni di partitocrazia.

Il loro potere è forte, forte perché hanno il controllo di tutti i punti chiave, ma forte soprattutto perché sono riusciti a ramificare questo sistema di illegalità coinvolgendo un intero popolo. Tutti siamo partecipi del regime, chi non pagando tasse o contributi, chi per un condono, chi riuscendo a farsi togliere una multa o ad evitare che si facciano multe proprio davanti alla sua attività commerciale; tutti siamo “coinvolti” ed il sistema è talmente perfetto che tutti siamo “innocenti” perché in fin dei conti si tratta, per i più, solo di sopravvivenza. Così ci hanno presi, facendoci credere che un diritto non era tale, ma solo una concessione del potere e che dovevamo sentirci privilegiati per questa concessione. Hanno fatto in modo che percepissimo queste elemosine come un bene “esclusivo” di cui pochi fortunati potevano godere. Hanno cercato di fare in modo che ognuno avesse una piccola fetta. Che tutti avessero qualcosa da perdere. Ovviamente il sistema non funziona esattamente come nei loro piani. Ogni tanto ci scappa il morto, che si chiami Giorgiana Masi o che sia un terremotato sotto una casa d’argilla non fa molta differenza. Si tratta comunque di “effetti collaterali” della partitocrazia e se vogliamo continuare a godere di telefonini e schermo ultrapiatto, dobbiamo accettarli.

Poi ovviamente ci sono i rompicoglioni. I radicali certo, ma a livello locale sei spuntato tu. Vedi scrivo che sono forti e di come riescono ad esserlo, ma la loro forza, come ogni forza del male, è piena di debolezze, di crepe, di instabilità. Per questo hanno paura. Cosa c’è stato di più forte del nazismo, eppure alla fine anche quello è stato sconfitto. Non esiste una forza assoluta e loro lo sanno, forse non ne sono proprio completamente consapevoli, però sentono un fastidio allo stomaco che non sanno spiegare, ma di cui hanno paura. Sono forti, ma sono fragili.

Così ti attaccano, così ci attaccano, così si buttano a testa bassa contro ogni possibilità di cambiamento e non sono soli. Non credere che solo dai banchi dell’opposizione vengano queste grida rabbiose; tutti quelli che hanno partecipato al banchetto, oggi non possono non partecipare a questo disperato tentativo di salvare la tavola.

Subirai attacchi e cercheranno di prenderti in castagna, ma se avrai la forza di lottare avrai anche molti dalla tua parte. Già esistono, già la città ha iniziato a dare segnali, ma il molto che verrà sarà in grado di travolgerli se avrai la testardaggine di non arrenderti. La città non ha bisogno di una resa.

Non so cosa io possa fare per aiutarti in questa lotta di liberazione, noi radicali tentiamo la nostra.

Quello che francamente mi risulta incomprensibile è come la tua e la nostra non possano unirsi. Ho conosciuto alcune persone che ti stanno intorno e ti sostengono, sono ottime e squisite persone, ma nella loro ottima squisitezza non hanno centrato il problema, appartengono ad una sinistra che non esiste più e che per altro è stata spesso complice quando esisteva, non sanno liberarsi dal fardello della loro storia e rimarranno con la loro ottima squisitezza nella loro irrilevanza. Esiste un movimento di lotta di liberazione, un solo movimento, perché certo tu ed io sappiamo bene che non sarà il populismo becero di Di Pietro a portarci in acque sicure, né la sinistra nostalgica di cose che nessuno rimpiange. Esiste un solo movimento di lotta di liberazione ed è costituito dalla galassia radicale: il Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito, Radicali Italiani, le associazioni Luca Coscioni, Nessuno tocchi Caino, Non c’è Pace senza Giustizia. Questo insieme di associazioni è lo strumento che ci siamo dati per resistere a tutti gli attacchi, a tutti i tentativi di cancellazione, a tutte le scorrettezze e le violazioni di Legge.

La tua lotta non nasce da questa storia, ma può entrare a far parte del futuro di questa storia; non vedo alternativa. Non basta la bravura di una persona, per quanto assessore con una delega importante e non basta neppure la partecipazione di un gruppo di ottime persone. Ogni cosa va inserita in un quadro più generale, deve costituire un pezzo di un insieme, altrimenti anche una vittoria può rivelarsi effimera.

Oggi a combattere questo regime ci siamo solo noi. Forse altri partiti dell’estrema sinistra, forse altri movimenti ti diranno che non è così, che anche loro lottano, anzi che proprio loro sono la strada maestra.

Tu ed io sappiamo che non è così. Tu ed io sappiamo che l’ostacolo vero è il doversi liberare di tutti i pregiudizi, le calunnie e gli stereotipi imposti dal regime sui radicali. Essere radicali, o magari talvolta simpatizzare, è cosa anche possibile, ma dichiararlo è imbarazzante. Perché questi presunti “altri” oppositori del regime, sono talmente poveri e disarmati, intellettualmente disarmati, da subire tutta la malainformazione del regime senza rendersene minimamente conto. Ripetono a pappagallo le frasi fatte dai “baroni” della partitocrazia; il loro giudizio nei nostri confronti è esattamente il pregiudizio che il regime impone e loro ne sono inconsapevoli servi. Le cazzate tipo “la Bonino si, Pannella no”, sono esattamente le frasi di un qualunque Franceschini di regime.

Essere radicali è imbarazzante, faticoso; significa essere “diversi” perché percepiti come tali. Significa non rassegnarsi al luogo comune, a tutto ciò che viene dato per scontato perché sia accettato dai più senza ulteriore discussione. C’è chi crede che sia solo questione di parti: una buona e l’altra cattiva e che il cambiamento possa quindi avvenire semplicemente portando i cervelli all’ammasso dalla parte giusta.

Ma tu ed io sappiamo che non è così, sappiamo che il Paese ha bisogno di singoli che decidano di esserci, non di masse convocate in piazza, trasportate con treni speciali, depositate, guidate e riportate a casa “stanche ma contente della bella giornata trascorsa”. Il Paese ha bisogno di consapevolezze individuali su cui costruire una nuova coscienza nazionale fondata sul Diritto e non più sull’arte di arrangiarsi.

Non so quanti saranno dei nostri, non so se tu sarai mai dei nostri. Quello che so è che il cambiamento passa per questo vicolo stretto dove si arriva non trascinati dall’ondata di auto del grande esodo estivo, ma perché proprio ci si vuole passare, a piedi, con la curiosità di vedere cosa c’è dopo, quando il vicolo si riapre in una nuova piazza.

———- email ad Alessandro

Penso sia giusto pubblicare anche una email che ho inviato ad Alessandro in piena campagna per le Europee.

Caro Alessandro,
la piccola discussione “a margine” di ieri sera, mi ha stimolato alcune riflessioni.
Capisco benissimo la tua titubanza, perché è titubanza di molti, capisco persino la chiusura di Luca, perché è chiusura di molti. L’una e l’altra le ritengo prodotti di quello che noi chiamiamo “regime partitocratico” e che potremmo anche esprimere in altri termini come cultura dominante o altro ancora.
Non capisco invece la tua speciale avversione nei confronti di Marco Cappato, persona che ritengo all’altezza del compito e che non solo io, ma il Parlamento Europeo nel suo insieme ha dimostrato in svariate occasioni di valutare tale. Non è un oratore, non ha la carica e la visione di Pannella né la nitidezza della Bonino, ma è un gran lavoratore e produce, produce, produce. A lui si devono molti “eventi” al Parlamento Europeo, a lui si deve un impegno costante con l’associazione Coscioni, a lui si deve molto su temi come internet, privacy e molto molto altro. E’ affidabile, preparato e impegnato. E’ disponibile e alla mano, pur se “bocconiano” e non si tira indietro se c’è da stare in piazza o sui marciapiedi sotto l’acqua.
Insieme a Mecacci, Perduca, Poretti, Zamparutti, Bernardini, Turco ed altri, costituisce il nocciolo della “R/esistenza Radicale”.

Ma non è comunque questo il problema.
visita questa pagina

http://www.radicali.it/download/htm/candidati_europee.htm

e troverai notizie sui nostri candidati.
Francamente non credo, e te lo dico proprio col cuore e col cervello, che si possa trovare una lista migliore di questa. Che si tratti di Mirella Parachini o di Rovasio, Staderini, Spadaccia, Vecellio, Rossi… io vado a testa alta attaccando i manifesti (negli spazi assegnati!!) per la città.
Ognuno di loro ovviamente commetterà degli errori, ma li conosco, so! …e mi fido per quel che possono fare insieme. Ognuno di loro, strappato dalla realtà radicale, potrebbe forse diventare un Rutelli, ma questa realtà esiste e finché resiste mi sento pienamente garantito.

…ma il punto non è neppure questo. Il punto è ciò che credo, che ho evidente ai miei occhi, ciò che costituisce oggi certezza e non ho saputo vedere per tanti anni.

La speranza di un’Italia “diversa” passa dai radicali, dal ri-conoscimento dei radicali. Senza questo, oggi ne ho piena consapevolezza, non vi sarà mai un’altra Italia.
E quel momento arriverà, prima o poi, forse Pannella non lo vedrà, forse neppure Bonino e forse neppure io, ma inevitabilmente verrà. A quel punto alcuni giudizi cambieranno e molti si domanderanno come è stato possibile che in tanti fossero così tanto ciechi.

Ed è esattamente quello che mi chiedo io stesso ripensando ai miei anni. Leggo in questi giorni quel documento straordinario “diario di una giurata popolare al processo alle brigate rosse” e mi domando dov’ero, perché sono arrivato così tardi, quando ormai per me troppo era già segnato. Il mio rammarico è enorme. Sono radicale da 17 anni e in tutti questi anni non sono mai riuscito a superare il rimpianto di non esserlo stato prima.

La speranza di un’Italia “diversa” passa dai radicali, è così oggi ed è stato sempre così. Come dice De Andrè “dal letame nascono i fior”. Solo così si spiega come, in questa Italia, sia potuta nascere una esperienza come quella Radicale.

Come disse a Ginevra il rappresentante dell’UNPO: “ci sono milioni di persone nel mondo che affidano le loro speranze al Partito Radicale”. Roba da farsi venire la pelle d’oca! e infatti mi venne. Quando 300 Montagnard o semplicemente altrettanti ergastolani, o Falun Gong o Uiguri, aderiscono ad un digiuno di Pannella, quello che si crea è un momento straordinario, un fiore di cui il nostro “letame” è capace.

La speranza di un’Italia “diversa” passa dai radicali, perché un Paese che ignora tutto questo non vale la millesima parte di tutto questo. Se i radicali non fossero mai esistiti il nostro Paese avrebbe potuto liberarsi anche senza di loro, ma dal momento che sono esistiti il non prenderne atto è già una negazione di civiltà.

Ma io sono arrivato tardi, troppo e colpevolmente tardi.
Vorrei che nessuno commettesse ancora questo errore, vorrei aver tentato il possibile e l’impossibile per evitarlo, perché un voto in più o in meno fa poca differenza per l’Italia, poca per l’Europa e forse poca persino per i radicali, ma fa una infinita differenza per quell’uno in più o in meno; forse non entreremo nel Parlamento Europeo, forse non entreremo più in alcun parlamento, ma sarà una perdita. Non come spesso ci sentiamo dire “è bene che i radicali ci siano” da quelli che però ritengono che l’incombenza di mandarceli spetti a qualcun altro, sarà una perdita netta, perché i radicali rappresentano l’unica alternativa a questo degrado che coinvolge destra, sinistra e centro, comprese le estreme, perché tutti partecipi del disastro.

Nessuno della tua sinistra ha fatto mancare il suo sarcasmo e la derisione, quando Pannella avvertiva del debito pubblico fuori controllo, “bancarotta fraudolenta” diceva, ma a quel tempo, in piena prima repubblica, c’erano troppi voti da comprare.

Nessuno della tua sinistra ha fatto mancare il suo sarcasmo e la derisione, quando Pannella digiunava contro lo sterminio per fame nel mondo, minacciando anche “se non li aiuteremo nel loro paese presto busseranno alle nostre porte”.

Nessuno della tua sinistra ha fatto mancare il suo sarcasmo e la derisione, quando Pannella digiunava per il rispetto della Costituzione e delle Leggi, salvo poi oggi lamentarsi del nuovo padrone che ha imparato presto la lezione e offre il prodotto dell’illegalità su scala industriale come lui da buon imprenditore sa fare.

Proprio perché siamo a questo punto, proprio perché sono assolutamente certo che questo tunnel ha solo una via d’uscita, proprio perché sento avvicinarsi il momento della resa dei conti, proprio per tutto questo io VOTO RADICALE.

Perché passerà un “triste ventennio”, forse un “lugubre cinquantennio”, speriamo invece un “attimo fuggente”, ma sarà per me, o per qualcuno dei miei, motivo d’orgoglio ricordare che io votai radicale.
Votai Radicale e non gli artefici dello sfascio e neppure i complici per opportunismo o stupidità.

Votai Radicale e invitai con tutte le mie forze altri a farlo.

Niente, volevo solo darti qualche motivo in più per credermi pazzo.

Ciao
Carlo

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riporto qua anche una email che inviai a Pucci in piena campagna elettorale (amministrative), perché penso sia utile ricordare le motivazioni di una scelta, anche per aiutarci a fare il punto a più di un anno di distanza.

Caro Roberto,

l’altra sera, quando ti ho detto che avrai un voto radicale, mi hai risposto che ritenevi questa mia decisione conseguente alla candidatura di Alessandro.

Voglio precisare perché non è così.

Intanto, come sai, ho anche un fratello candidato, anche se per la provincia, e non mi sono mai sognato di dargli il mio aiuto né gli darei il mio voto se fosse candidato nel mio collegio. Considero Il voto una cosa seria e non penso minimamente che possa essere condizionato da amicizie, parentele o altre “vicinanze”. Il voto è un diritto e certamente non posso usarlo per favorire chi vuole negare altri diritti. Come potrei dunque in questo momento votare un candidato dell’UDC?!

Se ho deciso di appoggiare Alessandro è perché ritengo che il suo contributo potrà essere utile alla città. Se poi ho deciso, dopo molti tentennamenti, di votare anche il candidato sindaco è perché mi sono convinto che la debole speranza di rinnovamento per Massa passi proprio da Roberto Pucci.

Ho francamente combattuto (per tua fortuna con le mie armi assai spuntate) per avere un altro candidato, perché ritenevo difficile giustificare di fronte alla città la ricandidatura di un sindaco che, indipendentemente da meriti o demeriti, era stato in qualche modo origine di un sistema poi degenerato. Certo degenerato contro  la tua volontà, ma come ti ho ricordato in un nostro recente incontro, prevedibilmente degenerato (tanto che già 15 anni fa l’avevo previsto senza per questo considerarmi dotato di doti paranormali) Ho quindi combattuto, ma quella battaglia è finita e persa. Adesso il momento richiede scelte adeguate ad una situazione mutata. Questa scelta quindi ricade su di te. Avrai il mio voto e penso anche quello della mia famiglia, perché questa piccola fessura è l’unica aperta e se il rinnovamento non passerà di qua, non ci sarà alcun rinnovamento.

Del resto ti sei speso in questo senso.

Ho letto sul volantino di una candidata:

“Roberto Pucci si è impegnato a fare un solo mandato e a costruire una nuova classe dirigente per la nostra città”.

Questo è quello che mi ha convinto e voglio spiegarti fino in fondo il motivo.

Tu sai chi era mio padre e immagino avrai capito che nonostante le mie diverse idee politiche, ho oggi, come avevo allora, una grande opinione di lui; anche in questo caso indipendentemente dal rapporto familiare che semmai è importante solo perché mi ha permesso di conoscerlo come nessuno. Ritengo che mio padre abbia fatto per Massa più di ogni altro e che abbia lavorato bene ben oltre la ristretta realtà massese.

Ciò che mio padre non ha saputo o potuto fare è esattamente quello che tu prometti.

Francamente, perdonami, non credo che tu possa realizzare tanto quanto lui realizzò, forse neppure lo vuoi. Però adesso hai questa possibilità e ne hai fatto un preciso impegno.

In un certo senso puoi completare la sua opera in ciò che a lui è mancato: donare alla città di Massa una nuova classe dirigente.

Dopo aver visto questi anni di trionfo dei galoppini, degli opportunisti e molto spesso semplicemente degli stupidi, penso sia il momento per tutti di voltare pagina.

La mia speranza è che il mio voto contribuisca a questa realizzazione, ma se dovesse qualcosa andar storto vorrei che questo obiettivo, pur da posizione meno vantaggiosa, continuasse ad essere perseguito da te e dalla parte più promettente del gruppo che ti sei creato intorno. Spero che nessuno decida di rinunciare se un ostacolo dovesse rallentare il cammino.

Infondo sono radicale, dunque condannato all’ottimismo.

ciao e auguri

Carlo