Gulliver

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Segnalo la Playlist dell’evento “Chi ha paura dei fantasmi?” Un buon lavoro che resterà disponibile nel tempo per quelli che vorranno “ripassare” e quelli che se lo sono perso.
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17 ottobre 2016 Questa pagina, già da tempo un po’ abbandonata, adesso è ufficialmente congelata. Non muore e non la chiudo perché non si sa mai e perché comunque è stato un pezzo importante dove ne ho fatte e dette di tutti i colori, ma adesso basta. Mi fermo qui. 

29 settembre 2016 Non sono le malefatte degli eletti e neppure una certa cialtroneria degli elettori a determinare il declino dell’Italia e forse, chissà, dell’occidente. E’ probabilmente solo un dato naturale ed inevitabile. Abbiamo costruito e prodotto e creato talmente tanto che la stanchezza è quasi un diritto. Purtroppo dobbiamo rammaricarci del fatto che una larga fetta della popolazione non ha saputo o potuto godere di tutto quanto realizzato da questo occidente, ed arriva dunque al traguardo direttamente dalla linea di partenza, senza aver approfittato di nulla. Io non credo però alla morte dell’occidente e neppure in particolare dell’Italia. Credo che attraverseremo tempi duri, ma una rigenerazione è sempre possibile. In questo quadro un po’ negativo, anzi decisamente negativo, credo ci sia anche una bizzarria. Ho detto che l’Italia è diventato un Paese noioso; beh! credo che agli occhi di uno straniero possa ancora presentare momenti di attrazione. Lui non sa che certe cose per noi sono trita normalità e può trovare nelle nostre quotidiane assurdità un motivo di interesse. Questione di tempo però.

23 settembre 2016 Il problema è che l’Italia è diventato un Paese noioso. Terribilmente prevedibile, vecchio e stanco. Il conformismo si manifesta in maniera abbagliante e schiacciante anche nell’anticonformismo. E’ un Paese pieno di chiese e chiesuole, dove allo strapotere della chiesa cattolica si oppongono le frustrazioni delle tante asfittiche chiesuole spesso personali. Un Paese che costringe a ritirarsi nel privato, perché il pubblico non accoglie differenze non inquadrabili negli schemi novecenteschi, ma non ha neppure la forza di contrastarle; ha solo e semplicemente una straordinaria capacità di ignorare, ridurre al silenzio, senza alcuno sforzo repressivo. Il dramma forse è anche che l’Italia è oggi pienamente quel che l’Europa sarà, e forse già inizia ad essere.
C’è ancora vita altrove da qua, ma la noia si insinua come acqua, come cattivo odore, come virus. Tutto sembra concepito per distruggere l’umanità che è in noi. Chi non è distrutto da un lavoro dal ritmo di un accompagnamento funebre, lo è dal ritmo frenetico di una assurda modernità. Al di fuori di questo c’è l’apparire agli altri per apparire a se stessi.
Probabilmente è un dato naturale, periodi grigi si alternano a periodi rigogliosi. Non è detto poi che i secondi facciano meno danni dei primi. Dunque non ci resta che realizzare sulle macerie del presente i nostri piccoli o grandi progetti, nella speranza che servano a qualcuno o qualcosa un giorno.

15 settembre 2016 Siamo ormai alla fine dell’estate, dovrei riprendere la cura di questa pagina, perché mi aiuta a riflettere, e soprattutto perché mi aiuta a riscoprire riflessioni passate. Questa estate l’ho trascorsa pigramente, sul finire, proprio la scorsa settimana, un’impennata in un bel viaggio per la mia vecchia e stanca Europa. Vecchia certamente sì, stanca probabilmente no. La Svezia è viva, viva e attiva. Se non fosse per i NON svedesi sarebbe forse un po’ triste, però è viva; hanno troppo, forse hanno quasi tutto, ma non hanno il sole. Non mi riferisco a quello che sta in alto, ma a quel sole che illumina chi ancora può trasgredire, lasciarsi andare a passioni sfrenate, sbagliare. Anche i danesi, che però ho solo sfiorato, sembrano essere abbastanza perfettini. I tedeschi sono diversi. Da nord a sud, dall’estremo nord all’estremo sud, i tedeschi non hanno che cantieri. Lavorano e fanno lavorare come pazzi. Tengono un ordine invidiabile e mostrano tutta la loro forza e la loro ricchezza. Hanno delle bellissime città, spesso ricostruite dal nulla così come dovevano vederle i nonni prima della distruzione. Hanno fiori alle finestre e finché il tempo le assiste, le finestre sorridono ai passanti. Ognuno ha cura del suo e non distrugge l’altrui. Amo l’Italia, è il Paese più bello del mondo ed anche gli italiani sono spesso caldi e amichevoli, ma quando vengo quassù sento come potremmo essere migliori se qualcosa riuscissimo a prendere ad esempio, senza rinunciare al nostro carattere un po’ anarchico e passionale. Il fatto è che la passione degli italiani si sta affievolendo e l’anarchia sta diventando una licenza insensata che rientra nelle ore serali davanti a squallidi spettacoli televisivi.
Prima del confine austriaco sono stato ad un Grill tedesco e con i miei 70 centesimi ho fatto quel che dovevo, utilizzando poi per un caffè i foglietti da 50 centesimi accumulati. Tutto perfetto. Attraversato il confine italiano sono tornato ad un Grill, uno dei primi. Ero sicuro di trovarlo comunque pulito e ordinato, perché eravamo ancora nel profondo nord… E’ stata una delusione tremenda. La sensazione di essere rientrato improvvisamente nella peggiore italia.  Se Voltaire dice che la civiltà di un Paese si giudica dalle condizioni delle sue carceri, io che sono molto più terra terra, credo si giudichi anche dalle condizioni dei cessi, e quelli italiani fanno spesso veramente schifo. Ecco, basterebbe appena un piccolo sforzo, e saremmo il Paese davvero migliore al mondo. Non prendiamocela con i politici, perché è vero che sono tanti, ma non così tanti da esser solo loro la causa di tanti gabinetti infrequentabili.

31 agosto 2016 Così finisce anche questo mese un po’ ridanciano, un po’ tragico ed un po’ assurdo. In tutto questo tempo non ho scritto nulla su questa pagina. Ho scritto altrove. Ma davvero non c’è nulla da dire, se non accontentandosi di qualche commentuccio per eventi sempre più distanti. Ancora non riesce neppure a piovere quest’anno; sembra che anche il tempo non sappia più cosa fare. Eppure anche quest’anno ho fatto molto, ma è quel molto che noti solo se ti metti a guardarlo con pazienza, altrimenti hai solo il ricordo del nulla. Non so se, come e quando cambierà e non so neppure se questa è l’età per augurarselo. Ho scritto oggi, ma fate come non avessi scritto nulla.

27 luglio 2016 – Sono giorni in cui giornali e Tv non fanno che parlare di morte, ma è luglio e per tutti (tutti noi occidentali) ci sono pensieri leggeri che, forse proprio perché leggeri, restano testardamente a galla. In ognuno di noi c’è una profondità diversa probabilmente, ma è nei fatti che possiamo toccare con mano la sconfitta del terrorismo. Perché nonostante tutto la nostra vita non cambia se non si è toccati personalmente. Non è il suono dell’orchestra del Titanic, è una resistenza involontaria che alla fine torna utile più delle prese di posizione, dei commenti, degli appelli. Suona come indifferenza, come superficialità, ma saranno alla fine proprio i nostri difetti a salvarci. La vita continuerà, come è accaduto con altri terrorismi del passato. I colpiti purtroppo non avranno che qualche riga per qualche giorno, i loro famigliari si porteranno questo peso per sempre, ma lo spettacolo continuerà ed il terrorismo, anche questo così insensato, alla fine sarà sconfitto. Se qualche giorno fa è toccato a dei bambini innocenti ed indifesi, se solo ieri è toccato ad un prete che tentava il dialogo, tutto questo resterà una ferita profondissima, ma patrimonio intimo e solo di pochi. I terroristi hanno sottovalutato la nostra leggerezza e questo li sconfiggerà.

18 luglio 2016 – Si è affievolito il rumore per Nizza, presto anche quello per la Turchia si spegnerà; la vita continua, lo spettacolo deve andare avanti. E’ giusto così, restano le ferite singole di chi è stato davvero toccato e non di chi ne ha parlato a proposito o meno, sui social. Ma alla fine la sensazione che nulla valga davvero qualcosa, è forte, ed è forse il lascito più drammatico di questi avvenimenti.

15 luglio 2016 – A Nizza c’era la volontà precisa di colpire bambini, anche i bambini. Per la nostra cultura, la nostra sensibilità, la nostra umanità, questo è aberrante più di ogni altra cosa e pensare che questi luridi stronzi, assassini e bastardi possano immaginarsi “eroi” dà il senso della distanza fra civiltà e barbarie. Non è questione di sentirsi superiori, ma di esserlo nei fatti. Prima di tutto noi laici, atei e agnostici nonviolenti, poi quelli che siamo riusciti a coinvolgere nel nostro progresso, seguono altri più o meno integralisti, e molto distanti quei luridi stronzi. Esistono anche nei nostri ambienti dei criminali, ma sono un intercalare rado in un discorso razionale, altrove sono il prodotto di un terreno di coltura infame, dove la religione è molto più di una scusa, è una allucinazione distruttiva che colpisce sé e gli altri.

14 luglio 2016 Il dado è tratto, le firme sono state raccolte ed il congresso del Partito è convocato nei giorni e luogo annunciati. Io non ci sarò e con dolore annuncio anche che, salvo stravolgimenti dei prossimi mesi, non mi iscriverò più. Non verserò più il mio contributo. No, cari Maurizio, Rita, Sergio, Matteo e tutti, voi non siete Pannella. Una maggior umiltà, una ricerca di condivisione, una apertura ed una riflessione meno scontata sul presente e futuro del Partito, sarebbe stata necessaria. 

5 luglio 2016 E’ finalmente arrivata la lettera di Maurizio che invita a firmare per chiedere la convocazione del Congresso. Posso dire che i miei dubbi sono nel frattempo aumentati e questa lettera non fa che ulteriormente acuirli. La convocazione non è più per il ferragosto, ma sempre dentro al carcere e solo spostata di poco. Si andrebbe ai primi giorni di settembre. Non so ancora se firmerò, non so neppure se per quei giorni sarò disponibile, avrei preferito una data più tarda. In ogni caso la scelta del luogo continua a mettermi dubbi. In definitiva la battaglia per la giustizia giusta e carceri dignitose è sacrosanta, ma MAI è stata impostata davvero come battaglia transnazionale. Si è sempre configurata come cosa italiana. Dunque serve un partito transnazionale per questo? Tutto il problema sta nel fatto che Rita e quelli che seguono da vicino questa battaglia, non hanno più un peso maggioritario in Radicali Italiani e dunque usano il transnazionale per una battaglia che altrimenti sarebbe stata tipica di RI? ma dunque si riduce a questo il transnazionale? se perdi di là, vieni a fare le tue battaglie di qua? All’ultimo congresso del PRNTT ci fu un timido accenno, proprio da parte di Pannella se non ricordo male, alla necessità di estendere quella battaglia, perché se le carceri italiane non sono dignitose, certamente la maggior parte delle carceri nel resto del mondo non sono migliori. Ma tutto è finito, come probabilmente era logico date le nostre ridotte forze (o gigantesche debolezze), tutto è finito in quell’accenno sfuggito ad un congresso. Dunque avremo un congresso dentro un carcere, dove sarà già tutto deciso e dove le partecipazioni non italiane saranno probabilmente ridotte all’osso. E forse anche quelle italiane. A questo appuntamento comunque ci arriveremo, ma stando così le cose, arrivare al congresso successivo sarà davvero un miracolo.

28 giugno 2016 Ho ancora bisogno di tempo per digerire gli stimoli ricevuti dall’assemblea di Teramo degli iscritti al PRNTT. Un forte scontro fra le due anime radicali, quella più intransigentemente transnazionale e quella più coinvolta nella minuta politica municipale. Certo il sogno transnazionale, più ancora dell’intuizione, è stato determinante non tanto per il mio avvicinamento ai radicali, quanto per la mia permanenza in tutti questi anni, ma non sono certo che le due strade debbano necessariamente escludersi a vicenda. Ho trovato nell’intervento di Cappato molti argomenti convincenti e molto “radicalismo” vero e sincero. Se nel suo agire c’è anche un desiderio di realizzazione personale, non credo sia grave, dal momento che non c’è rinuncia agli ideali ed ai metodi propri dei radicali. C’è stata, è pur vero, una sbavatura nell’ultima campagna, iniziata con una ineleggibilità e terminata con un accordo, ma credo che l’infinita e assoluta coerenza sia più incoerente e fondamentalmente stupida di una coerenza che sa leggere i momenti non facendo di se stessa una ideologia. Quanto basti, a mio parere, per almeno sospendere il giudizio.
D’altra parte cosa abbiamo? abbiamo il sogno di cui sopra, certo, ma a che prezzo? L’ultima intuizione di Pannella, la transizione verso lo stato di Diritto e il diritto umano alla conoscenza, è argomento affascinante e certamente un ulteriore passo nel solco tracciato con le pietre miliari della moratoria e della Corte Penale. Ma quando ho chiesto, molto semplicemente ed umilmente a Matteo Angioli “e cioè?” non ho avuto alcuna risposta. Ne ho anzi avuta una: “vatti a leggere i documenti”. Ora questa risposta mi è più chiara. Dai documenti non si ricava alcuna risposta alla mia domanda specifica, ma dal rimandarmi a tale lettura si ricava la volontà di non spiegare e pretendere adesione. Il dubbio è che chi propone non sappia esattamente, neppure lui, quel che sta proponendo. Non tanto nell’ideale che si persegue, ma nelle azioni concrete per raggiungere lo scopo.
Nonostante questo trovo giusto percorrere quella strada, perché ne capisco esattamente la portata, in un discorso di continuo innalzamento dell’asticella dei diritti, unico modo per difendere quelli faticosamente acquisiti, ed unico modo di dare corpo al vero progresso.
Ma quella risposta vuol dire anche “Teramo”. Sì, perché c’è in quella risposta tutto il grigio di una dirigenza che non riesce a fare i conti con una assenza. Pannella non c’è più ed i vari Maurizio Turco, Sergio D’Elia, Rita Bernardini e tutti gli altri, non possono pensare che la loro autorevolezza sia pari a quella che Marco aveva, né che possa da quella dipendere in maniera automatica. Disapprovo le offese di Valerio Federico nei confronti di Maurizio Turco, mi fido di Maurizio, ma penso che anche lui, come tutti gli altri, dovrebbe avere il coraggio di mettersi in gioco per conquistarsi una credibilità ed una autorevolezza, che certamente è in grado di ottenere senza alcun bisogno di darla per scontata sfuggendo il rischio.
D’Elia ha difeso con piglio degno di miglior causa, l’organizzazione dell’assemblea, ma credo altri, oltre a me, hanno sentito una stonatura. Una assemblea organizzata come se nulla fosse accaduto. Obiettivi già prestabiliti, dirigenza già decisa per l’oggi e per il futuro e solo pillole di saggezza distribuite dal palco ai silenziosi militanti. Quando Marco era tra noi, noi tutti (o almeno io  e molti altri) eravamo disposti ad accettare cose inaccettabili da altri, semplicemente perché avevamo la serenità e forza interiore per riconoscere ed accettare una persona di valore assoluto. Avremmo fatto lo stesso di fronte a Giotto (rif. ultimo intervento in assemblea), o di fronte a Mozart. Lo abbiamo fatto di fronte ed al fianco di Pannella. Pretendere di godere dello stesso “privilegio” è però un atto sconsiderato e pericoloso e, nel tempo, può determinare la morte del corpo che si vuol tenere in vita. Spero che tutti i dirigenti ci ripensino. La proposta di un congresso a breve è giusta, ma il luogo e il momento sono assurdi. Ancora una volta il luogo dà già il senso di una risposta che si vuole preconfezionata. E’ un atto di debolezza della dirigenza, che pensa di ratificare preventivamente, temendo di non riuscire a coinvolgere la maggioranza necessaria, la risposta desiderata. Anche il tempo non può trovarmi d’accordo. Si vuole evidentemente restringere la partecipazione ai militanti più fideizzati, i soldatini buoni ad ogni evenienza perché portatori d’acqua silenziosi.
Molto altro mi verrà nel tempo. Una cosa sola per concludere. La pretesa di Laura Arconti di ricevere come partito, ma anche personalmente, le scuse di chi si è allontanato dal percorso radicale, è violenta, insensata, in assoluta contraddizione con la parola radicale e, soprattutto, ingiusta nei confronti di Pannella, come mettere in bocca a qualcuno parole non sue.

14 giugno 2016 E’ un po’ da sciacalli utilizzare la strage di Orlando per cose che non hanno nulla a che fare. Tirare in ballo le nostre presunte radici cristiane o la pretesa, ma pensa che sfrontati!! dei laici di vivere in un Paese libero dai condizionamenti di una setta. Quello che è accaduto è di una gravità estrema. C’entra l’omofobia e certamente c’entra anche la follia del singolo. C’entra una cultura violenta che sta purtroppo in molti posti, e fra questi anche l’animo di ogni uomo, anche il più nonviolento o pacifista. Perché la pace è molto più dell’assenza di guerra ed è una conquista da rinnovare quotidianamente per tutti, sia singolarmente che come società. C’entrano fatti contingenti e non, ma alla fine ciò che conta è che la risposta non può e non deve essere un ritorno indietro, perché questo non ce lo possiamo né vogliamo permettere. La risposta deve invece essere un ulteriore passo avanti. Le nostre radici sono anche cristiane, come sono anche tutto il resto. Da ancor prima della Grecia antica e da molto oltre l’illuminismo, tutto è radice del presente, ma nella nostra storia, e dunque nelle nostre radici, c’è anche tanta, troppa violenza. La stessa nonviolenza, così come anche il nome tradisce, nasce da una opposizione ad un qualcosa che serpeggia dentro e fuori di noi. C’è un gran dibattito sul fatto se esista un islam moderato; l’islam moderato, come ogni altra religione moderata, esiste nella misura in cui i fattori esterni riescono ad imporlo. Ad oggi non ne siamo ancora stati capaci, il futuro ci dirà se e quando.

8 giugno 2016 A breve si terrà a Teramo una riunione dei Radicali ‘tosti’. Probabilmente andrò, anche se così tosto non mi sento. Andrò come ho sempre fatto in queste circostanze per imparare, per riflettere, per capire meglio e ricavarne quel che può servire al mio percorso personale. Un percorso che non sempre è politico, ma che da quella politica trae molti spunti. Non sarebbe male se riuscissi ad offrire anche un contributo, ma non sono certo di saperlo fare. Probabilmente troppe cose sono ancora troppo fresche, e senza sedimentazione è difficile prendere parte senza incorrere nell’errore di diventare di parte. Ho ancora comunque qualche giorno per riordinare qualche idea e poi si vedrà.

31 maggio 2016 Alcuni hanno accostato i seguaci di Beppe Grillo ai seguaci di Marco Pannella ed in generale il Movimento 5 stelle ai radicali. In realtà io credo che siano due errori dettati da una lettura superficiale dei metodi e dei contenuti.
Sulla prima questione la differenza è enorme, ma non particolarmente evidente ad occhi inesperti. La questione sta tutta nell’essenza del partito radicale. I “seguaci” di Pannella sono tali per un riconoscimento al leader. Ritengono di avere per le mani una persona fuori dal comune e ritengono che questo sia sufficiente per concedere a lui qualcosa che non concederebbero ad altri. Per spiegare cosa intendo farò un esempio fuori dal contesto, ma spero chiarificatore. Se io fossi vissuto a contatto con personaggi come Picasso o Mozart, certamente avrei perdonato a loro quasi tutto, perché mi sarei reso conto di trovarmi accanto a persone straordinarie che possono dare molto più di quanto tolgono, anche solo guardandoli dipingere o fare musica. Questo non significa non vederne i difetti, difetti che probabilmente proprio nei casi citati dovevano essere ben evidenti, ma significa passarci sopra per il vantaggio umano e culturale che se ne ha. Non è questa, io credo, la situazione dei ‘grillini’. Ma dicevo, l’essenza del partito. A mio avviso l’essenza del partito sta tutta nella libertà che hai se sei capace di conquistartela. Nel partito radicale nessuno può essere espulso, a nessuno può esser rifiutata la tessera e tutti possono fare e dire quello che vogliono. Dietro una apparenza ed anche una realtà, di partito gestito da un padre padrone, c’è a ben vedere uno strumento che tutti possono usare per il loro personale percorso umano e politico. Io l’ho fatto. Allora hanno torto tutti quelli che si lamentano? no, semplicemente non hanno saputo trovare la loro libertà ed hanno pensato che la libertà dovesse dipendere dalle concessioni altrui. Non c’è nulla di male, è una cosa diffusa e forse anche abbastanza naturale, ma non è certamente quello che Pannella desiderava. Personalmente non è un approccio che mi appartiene. Questa libertà unita al riconoscimento del leader è un dato caratteristico del partito radicale di epoca pannelliana; un dato unico e non divisibile. Riconoscimento del leader senza libertà sarebbe abominio, libertà senza riconoscimento sarebbe caos.
La seconda questione è invece quella dell’accostamento dei due movimenti. A questo proposito dico solo una cosa semplicissima. I grillini in realtà usano non le ‘categorie’ radicali, ma quelle semmai storiche della sinistra. Così come un tempo la sinistra (e ancora in gran parte) ritiene di dividere il mondo in buoni e cattivi, dove i buoni sono loro e i cattivi gli altri, allo stesso modo i grillini hanno creato questo fossato etico fra loro e gli altri. Dunque per loro la rivoluzione si fa mandando a casa i cattivi e sostituendoli con ‘i loro’, che quasi per definizione sono buoni. Pannella e i radicali non hanno mai pensato ed operato in questa logica. Sempre hanno concepito il progresso come un tragitto da fare tutti insieme, ben sapendo che non esiste un gruppo tutto buono ed uno tutto cattivo e che, al contrario, è con il ‘materiale umano’ di cui si dispone che si deve tentare una crescita difficile, ma possibile. Per questo ed in questa ottica andrebbero lette tante delle operazioni politiche ‘pannelliane’. Qualcuno ricorderà le riunioni alle 7 del mattino nel periodo di mani pulite. Purtroppo questo aspetto non è stato capito ed è stato sottovalutato soprattutto da chi ne era destinatario elettivo. Questo è stato un male per il Paese, ma anche e soprattutto per gli stessi, che sono rimasti vittima della mannaia giustizialista senza comprendere chi era l’amico critico e chi il nemico interessato.
In ogni caso la ‘rivoluzione’ grillina è destinata a fallire, così come ha fallito la divisione manichea del mondo che è stata per tanti anni zavorra della sinistra.

 

25 maggio 2016 Certo sarebbe bello avere l’idea giusta. In questi giorni si fa un gran parlare dell’eredità di Pannella e tutti si concentrano sulle due anime (boniniana e pannelliana se vogliamo semplificare al massimo) e sulle prospettive di dialogo o rottura definitiva. Io mi sono schierato contro l’ala ‘boniniana’ finché Pannella era in vita, perché se hai un patrimonio di quella portata, te lo devi curare fino alla fine; e lui del resto ha dimostrato di essere presente e parlarci anche nei drammatici momenti finali.
Oggi quel patrimonio è rimasto appunto come eredità, ma non potrà più dire la sua. Dunque le cose sono certamente cambiate. Questo non mi fa diventare automaticamente ‘boniniano’, certo che no, però mi fa essere un po’ meno ‘pannelliano’, perché Pannella non c’è più e ci sono i suoi fedelissimi, per i quali nutro fiducia, ma che non potranno mai essere lui. Come dovrà dunque essere il futuro partito dei radicali? cosa dovranno fare i radicali?
Avere in questo momento l’idea giusta significherebbe forse essere il nuovo Pannella, e questo mi sembra impossibile, dunque rassegnarci all’idea meno sbagliata? E’ chiaro che spero di no, ma non vedo molte soluzioni. Non solo un Pannella noi non lo abbiamo più, ma non lo hanno neppure gli altri partiti. Non hanno un Pannella, ma non hanno neppure qualcosa che dal loro punto di vista possa minimamente somigliare ad un leader, ad uno statista di spessore. Siamo in un mondo di omuncoli e dunque bisogna trovare gli strumenti adeguati, forse con più umiltà che in passato.
Io non credo sia irrilevante l’esito del referendum costituzionale e non credo sia irrilevante il futuro sistema elettorale. Dunque penso che si debba partire anche da quello, mentre altri potranno e dovranno tentare di proseguire con le battaglie in atto come se nulla fosse accaduto. Dopo tutto battaglie già incardinate come quella sullo stato di diritto, possono proseguire a prescindere dal contenitore. Hanno le gambe di chi le ha portate avanti fino ad ora. Ma per il resto è necessario immaginare qualcosa di diverso dal passato, che non lo tradisca, ma non lo porti avanti stancamente come in un mal riuscito sequel di un film di successo. Parlo di riforma elettorale, perché mi sembra evidente che se l’italicum dovesse avviarci ad un sistema bipartitico (e sarebbe l’unica cosa positiva di tutto il gran baccano di riforme), la lotta per rendere quel partito davvero democratico avrebbe una grande importanza. E chi potrebbe condurre questa lotta? Ho fatto solo un esempio, ma credo che dall’analisi di possibili conseguenze delle riforme, possa dipendere anche la nostra scelta su come gestire una eredità che deve vivere non solo di ricordi e non solo di rendita, sfruttando la spinta data da Marco con le ultime battaglie, ma anche di ipotesi originali per il futuro, ipotesi coerenti col pensiero di Marco e nostro, ma non derivate direttamente da lui.

20 maggio 2016 E’ successo! non mi era mai accaduto prima di sognare lui e raramente mi accade di sognare, o ricordare il sogno. Questa volta è accaduto ed è stato strano. Eravamo vicini, lui in piedi vicino a me. L’ho preso per un braccio e ho detto solo “oddio!”. Lui si è girato e mi ha abbracciato. Siamo rimasti abbracciati fino al tempo di iniziare a sentirne un certo imbarazzo, come se dovessi fare qualcosa non sapendo cosa.  Era ancora il gigante di sempre, senza tracce delle ultime sofferenze, eppure morto. Marco, morto, mi ha abbracciato come vivo. Certamente questa notte è andato a trovare anche molti altri, io posso dire solo di me.

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13 maggio 2016 Dice un amico che dovrei pubblicizzare il mio sito; lui non sa quanto mi piaccia nascondermi allo scoperto in mezzo alla folla.

6 maggio 2016 L’arte astratta, informale, insomma tutta l’arte che non fa riferimento ad un elemento riconoscibile, è certamente più sincera. Pensate a quanto possa esserci di “traviato” in un paesaggio, in un nudo, in una scena conviviale perfino. Come potete esser sicuri, nell’ammirare l’opera, di essere davvero attratti dall’arte e non dal soggetto? Una splendida vallata verde, una donna dalle forme invitanti, siete sicuri che il vostro piacere derivi da qualcosa aggiunto dall’artista, e non da qualcosa già presente nel soggetto? Perdersi nell’informale credo sia un’esperienza più pura. Quanto può valere un ragionamento simile su altre forme d’arte? certamente la scultura non si sottrae, e per la poesia? forse poco, ma qualcosa ancora vale. E per la musica? in questo caso sarei molto dubbioso, ma qualcosa mi dice che un senso potrebbe averlo anche per la musica. Non sto chiaramente dicendo che solo un certo tipo di arte ha valore, ma il problema di depurare il giudizio esiste, anche per i più grandi ed anche per gli osservatori più esperti. La fase di eccitazione per le grandi sperimentazioni del ‘900 si è consumata, ma i problemi non sono stati risolti e credo valga ancora la pena aspettare la prossima generazione.

5 maggio 2016 Ogni storico, anche se controvoglia, si è trovato un giorno fra le mani il mein kampf, perché anche il male più profondo va studiato e non può essere evitato da chi racconta una storia e lo vuole fare con completezza. Spero che il libro di Salvini non segua la stessa sorte e finisca in qualche sottoscala e poi al macero, senza altri danni.

2 maggio 2016  No, Marco Pannella non è Don Chisciotte. I suoi avversari non sono mulini a vento, ma persone reali che con prepotenza o/e ignoranza, negano diritti, uccidono un popolo, uccidono o tentano di uccidere la speranza, persone che commettono atti gravissimi o anche solo piccoli furtarelli da ladruncoli del quartiere, ma sempre da una posizione dominante. Inoltre le sue battaglie non sono sempre perse, anzi sono state spessissimo vittoriose, ed anche quando non hanno fatto in tempo ad esserlo hanno lasciato una traccia indelebile e segnato una tappa nella crescita della nostra civiltà. Le sue armi poi sono la nonviolenza, l’esempio e la parola, ma Marco sa anche andare e mandare fuori dai gangheri facendo imbestialire più d’uno e sa abbandonare l’abito da circostanza ed imporsi con la sua mole a chi lo schernisce. Forse, questo sì, qualche Sancho Panza intorno a lui si può trovare, ma se vi capiterà, rivolgetevi a lui con benevolenza, perché è anche lui artefice, talvolta inconsapevolmente, di quella storia. E se Marco è arrivato proprio oggi ai suoi 86 anni, significa che questo era necessario, domani si vedrà. Intanto auguri a lui e a noi.

27 aprile 2016 –  A qualcuno può sembrare strano questo mio lento, ma non troppo, distaccamento dalla militanza radicale. Perché se sono ancora profondamente radicale? Perché se i problemi sollevati e le lotte messe in campo sono ancora più attuali che mai? Perché proprio adesso che il movimento rischia una spaccatura, scissione dell’atomo come dice qualcuno, e più che mai ci sarebbe bisogno di ‘partecipazione’?
In realtà nulla di tutto questo è vero se pur nulla è falso. Sono radicale fino al midollo, ma per esserlo completamente nel senso pannelliano, mi manca la speranza, pur continuando a credere nel progresso a lungo termine, mi manca la speranza nel breve o medio periodo. I problemi e le lotte sono attualissimi, ma più ancora sento che l’incidenza del pensiero radicale vada ricostruita su altre basi, altri fronti. Un consigliere comunale in più (modello Bonino direbbe qualcuno) non sposta di una virgola un problema molto più grosso e profondo. Del resto l’innalzamento dell’asticella su nuovi diritti (modello pannelliano direbbero altri), mi sembra ormai velleitario come fatto che si realizza, e semmai più importante come testamento da lasciare a dei posteri sconosciuti, che probabilmente non sono gli attuali dirigenti del movimento.
Dunque quello che in questo momento a me sembra più di tutto fondamentale è l’aver cura di un patrimonio di storia che potrà servire, e molto, in un futuro forse non tanto prossimo come gli attivisti più ortodossi sperano.
Ho cercato solo pochi anni fa di dar vita ad una associazione locale. Per qualche tempo è stata attiva ottenendo anche qualche piccolo ma significativo risultato. C’è stata poi l’iniziativa della mostra di manifesti radicali che per pochi giorni ci ha visti impegnati. Dopo quell’evento pian piano tutto si è spento. Non è stato il consumarsi di una candela, ma la consapevole eutanasia di una esperienza che per me aveva prodotto il risultato centrale: mettere nero su bianco quello che è stato. Ne sono scaturiti dei video, dei documenti e qualcosa potrà forse ancora venirne fuori avendone tempo e voglia. Ma soprattutto per me è l’indicazione di una strada da seguire. Senza rovinare un passato così importante cercando di tenerlo in vita con una sorta di accanimento terapeutico politico, salvaguardare invece, studiare, diffondere e ricreare le condizioni per un futuro di rinascita con nuove forme adatte ai nuovi tempi, ma con coerenza e puntualità.
Dobbiamo essere i guardiani del tesoro anziché i dissipatori. Non so se ne saremo capaci.

18 aprile 2016 –  Sai cosa non mi convince? Questo dio così desideroso di adorazione da punirti per l’eternità se il tuo amore per lui non è abbastanza grande, se la tua obbedienza non è abbastanza cieca, se la tua dedizione non è costante, ebbene questo dio almeno per svariati miliardi di anni ha visto crescere e svilupparsi l’universo, il sistema solare, la terra e poi la vita su di essa, senza che alcuno potesse soddisfare questo suo bisogno. Solo da pochi anni un essere pensante si può dedicare a questa adorazione e, oltretutto, sembra quasi che i più pensanti siano anche i meno disposti ad inchinarsi a lui; se tanto mi dà tanto, il rischio per dio è che la sua creatura nel tempo si dimentichi di lui. Così migliaia di migliaia di migliaia di secoli per un attimo appena di calore per il suo cuore. Da qualunque parte la rigiri, l’impossibile non mi diventa mai più probabile, neppure per gioco di fantasia.

14 aprile 2016 –  Non posso sentirmi in colpa per le mie fortune, e non posso sentirmi in colpa se mi lamento quando qualcosa va storto solo perché non posso nascondermi le mie fortune. Però a volte succedono cose…
La fortuna continua a manifestarsi, ma come i giorni o le stagioni, c’è qualcosa che non smette mai di tornare. Tutto il resto va avanti.

13 aprile 2016 –  Nella mia vita sono riuscito a darla a bere su tutto, tranne sulle cose vere; ma probabilmente è proprio la vita che non se le beve.

12 aprile 2016 –  Cosa possono pensare un condannato, un torturato, un qualunque indifeso sotto il tallone del regime, dei sorrisi così leggeri e violenti di Matteo Renzi e Hassan Rouhani? Certo posso capire le esigenze della realpolitik, ma sono sufficienti a soffocare la rabbia delle vittime?
Oggi dovrei parlare di altro, ma non posso e non potrei. Magari col tempo.

4 aprile 2016 – Quando anche l’ultima aquila avrà smesso di volare, dovremo proseguire passo dopo passo cercando a tentoni la strada, senza più nessuno che possa renderci partecipi di tutto ciò che dall’alto riesce a vedere. Sarà l’umiltà allora tutta l’energia di cui avremo bisogno.

Sul piano personale così tanto è cambiato che nulla si può più dire; ma nulla è andato perduto.

29 marzo 2016 Il mondo è in fiamme, lo è oggi come lo è stato in passato. Lo è probabilmente anche per molte nostre colpe, perché abbiamo lasciato che i nostri governanti uccidessero i sogni che pure il nostro mondo ha avuto in gran quantità. E non tutti erano illusioni, molti erano invece realizzabili e ci siamo stati talvolta ad un passo. Abbiamo dato per scontato il nostro modo di vivere, la nostra piccola pace raggiunta dopo secoli di guerre più o meno fratricide. Soprattutto noi che non ne abbiamo vissuta neppure una, abbiamo pensato che la pace fosse la normalità e che altri conflitti fossero lontani ed insignificanti per il nostro quotidiano. Ma resta il fatto che abbiamo realizzato molto e non possiamo continuare a batterci il petto guardando solo a quello che è andato storto. In ogni caso e comunque la si pensi, cosa possiamo fare adesso? Ancora in molti lottano e lotteranno per un mondo migliore, come si immaginava nella nostra adolescenza. Quel sogno era ingenuo, noi eravamo ingenui, ma era un sogno che non possiamo buttare via come stracci vecchi, solo dobbiamo rianimarlo spogliandolo di tutte quelle sovrastrutture ideologiche che lo hanno incrinato e corrotto. Ma fondamentalmente ognuno deve fare la sua parte, e la parte di ognuno non è uguale a quella dell’altro. Sicché chi ha qualcosa da dire lo dica, chi sa fare bene qualcosa, lo faccia. Il futuro sarà anche il frutto di piccoli gesti di persone che per quello sono nate; nulla andrà sprecato.
Il mio amico sta costruendo una libreria, perché è il suo mestiere e perché sa come farlo. Di tutti i suoi ideali, delle sue scelte politiche, delle sue battaglie forse resterà qualcosa, ma quel suo lavoro certamente resterà ed avrà nel suo piccolo reso migliore questo mondo. Ecco, io credo che se ognuno rendesse più bello il suo piccolo spazio, alla fine tutti gli spazi del mondo sarebbero più belli. Riempiamo gli spazi di parole, di suoni, di cose, e anche questo sarà, come è sempre stato, progresso. Capisco bene che questo risulterà un discorso ingenuo e banale, ma l’originalità a volte è solo il tentativo vano di riempire un vuoto.

23 marzo 2016 Sarebbe un errore pensare al terrorismo di questi giorni, mesi ed anni, come ad anni di piombo diluiti su una popolazione più vasta. Si parlava all’epoca di comunicati farneticanti, di un’ideologia aberrante, di minaccia alle Istituzioni democratiche. Ma le rivendicazioni di questi giorni sono assai diverse da quei comunicati ed anche il fanatismo cieco è diverso dalle ideologie, per quanto aberranti, e la minaccia non è solo al sistema democratico, ma a tutto il nostro mondo che nel tempo, e solo nell’ultimo tempo, ha trovato forme sempre più democratiche, ma che ha mantenuto basi comuni nel sentire di tutti anche nei periodi più bui. Nel terrorista di oggi c’è molta invidia nei confronti del mondo che combatte e nel quale si sente perdente. Prima ancora che renderlo perdente sul piano militare, dobbiamo renderlo tale nella considerazione di tutti. Provocarlo nel suo orgoglio trattandolo da imbecille, non solo da criminale. Certo criminale, ma criminale imbecille, criminale imbecille manovrato da altri criminali che non si fanno esplodere, ma lasciano a lui questo “privilegio”. Mostrargli dunque come anche in quel suo nuovo mondo dove pensa di trovare riscatto, sia comunque un perdente, una pedina insignificante sfruttata da altri, e semmai come invece in questo mondo da lui disprezzato potrebbe ancora trovare una possibilità.

18 marzo 2016 Leggo delle stragi di migranti, leggo del terrorismo, leggo di tutto ciò che esplode in questo mondo. Poi leggo anche di un tifoso che urina su una mendicante in ponte Sant’Angelo.
Quante speranze dietro ai nostri discorsi adolescenti!  erano gli anni ’70 per me. Non ero un rivoluzionario di quelli che oggi prendono appalti o siedono in qualche partecipata, ero uno che credeva nel lento progresso, ero uno che pensava che quell’ondata avrebbe comunque lasciato dei semi sul terreno. Intendiamoci, continuo a credere nel lento progresso ed anche al fatto che quei semi possano germogliare, ma sono anche consapevole che la storia non segue una strada diritta. Spesso si perde ed impiega tempo a ritrovarsi. A volte è necessaria la tragedia per rimettere a fuoco i confini del bene. Oggi sono consapevole che viviamo in un momento di difficoltà e le mie speranze sono tutte rivolte ad un futuro che non farò in tempo a vedere. Ci mancano uomini di spessore e ci manca il rispetto per quelli che dovessimo incontrare. Marco Pannella è un sopravvissuto ed è davvero malato.
Eravamo adolescenti, ma lo siamo rimasti probabilmente per troppo tempo e non abbiamo saputo assumerci le nostre responsabilità. In una conferenza di qualche anno fa introducendo il relatore, dissi che il nostro era il partito della libertà assoluta. Il relatore mi castigò per questo. Ma fu un fraintendimento. Per me libertà assoluta significa proprio responsabilità. Diversamente non è libertà, è solo stupidità in libera uscita. Credo che oggi ci sia molta stupidità in libera uscita e probabilmente un po’ di colpa l’abbiamo anche noi, ex adolescenti degli anni 60 e 70.

16 marzo 2016 E’ passato un sacco di tempo, mai così tanto. Colpa di Facebook in parte, ma anche di un sacco di cose accadute più che mai fuori dal virtuale; ad esempio un infarto che mi ha costretto ad una fraccata di pillole, ma che dopo tutto mi ha dato anche nuova energia. I medici questa volta hanno fatto il miracolo di rimettermi a nuovo, meglio di prima perfino. Anche se non la consiglio come terapia ringiovanente, ha comunque il suo effetto. Del resto parlare di politica ormai stanca. Tutto, ma proprio tutto è stato detto. I cretini non saranno certo meno cretini e più facilmente gli altri si adatteranno a loro, rincretinendo un po’, ma vivendo forse più sereni. Dopo un periodo di nuova produzione poetica, adesso ho ripreso in mano i pennelli. Sul fronte musicale sono invece ancora in letargo. Magari fra qualche giorno, non pochi perché mi ci vorrà del tempo per finire, potrei rimettere in linea qualche foto degli ultimissimi lavori.
Ecco, tutto prosegue al solito, per certe cose un po’ meglio, per altre con meno speranze o forse meno illusioni.
A proposito di speranze, il nostro Marco sta male, la sua casa è piena come non mai di amici e nemici; ma è un argomento che andrà affrontato a bocce ferme, sperando che ancora una volta si fermino segnando il punto.

ps: ho inserito qualche nuova poesia nella pagina relativa

22 gennaio 2016 – Le donne profumavano ed erano mezze nude, secondo l’imam. Secondo il papa i gay sono “uomini in errore”. Insomma mettendo insieme i due si ha un bel quadretto. O siamo allupati che come sentiamo un profumo non ci sappiamo controllare, o siamo in errore. Non c’è scampo. Che poi la notte di capodanno da quelle parti non dovevano esserci proprio 20 gradi, anche la nudità risulterebbe un atto quasi eroico. Comunque sia, dio secondo questi signori ci avrebbe dato il dono della parola, ma dove sta scritto che si deve parlare per forza?  non ci avrebbe forse dato anche il dono del silenzio!

19 gennaio 2016 Si può discutere di Unioni Civili e di adozione, la cosa è un po’ squallida e stantia, ma tocca farlo. Però diciamo la verità, sull’eutanasia il tabù, i pregiudizi e le chiusure, sono ancora più profondi. Nessuno nota in questo una stranezza?  infondo le chiusure sulle adozioni hanno almeno la scusante di riguardare altre persone, i figli. Ma sull’eutanasia l’unico soggetto coinvolto è la persona che decide, dunque una legge in questo senso dovrebbe arrivare a destinazione ben prima e più facilmente dell’altra. Da tutto questo si potrebbe pensare che i cattolici hanno sì un brutto rapporto col sesso, ma ancor peggiore lo hanno con la morte, proprio loro che credono nella resurrezione.

 

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Questa pagina, prima di chiamarsi Gulliver, si titolava “Quel che mi importa farvi sapere”. I mesi archiviati riportano ancora, in ricordo di questo, la dicitura “quel che” seguita dal mese di riferimento. Perché Gulliver? perché capita di trovarsi di fronte a giganti ed anche di trovarsi ad esser noi stessi giganti; e c’è tanta politica in questo.

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